La bomba in testa

Lyrics by Fabrizio De André and Giuseppe Bentivoglio
Music by Fabrizio De André and Nicola Piovani
(1973)

… e io contavo i denti ai francobolli
dicevo “grazie a Dio” “buon Natale”
mi sentivo normale
eppure i miei trent’anni erano pochi più dei loro
ma non importa adesso torno al lavoro.

Cantavano il disordine dei sogni
gli ingrati del benessere francese
e non davano l’idea
di denunciare uomini al balcone
di un solo maggio, di un unico paese.

E io ho la faccia usata dal buonsenso
ripeto “Non vogliamoci del male”
e non mi sento normale
e mi sorprendo ancora a misurarmi su di loro
e adesso è tardi, adesso torno al lavoro.

Rischiavano la strada e per un uomo
ci vuole pure un senso a sopportare
di poter sanguinare
e il senso non dev’essere rischiare
ma forse non voler più sopportare.

Chissà cosa si prova a liberare
la fiducia nelle proprie tentazioni,
allontanare gli intrusi dalle nostre emozioni,
allontanarli in tempo e prima di trovarti solo
con la paura di non tornare al lavoro.

Rischiare libertà strada per strada,
scordarsi le rotaie verso casa,
io ne valgo la pena,
per arrivare ad incontrar la gente
senza dovermi fingere innocente.

Mi sforzo di ripetermi con loro
e più l’idea va di là del vetro
più mi lasciano indietro,
per il coraggio insieme non so le regole del gioco
senza la mia paura mi fido poco.

Ormai sono in ritardo per gli amici
per l’odio potrei farcela da solo
illuminando al tritolo
chi ha la faccia e mostra solo il viso
sempre gradevole, sempre più impreciso.

E l’esplosivo spacca, taglia, fruga
tra gli ospiti di un ballo mascherato,
io mi sono invitato
a rilevar l’impronta dietro ogni maschera che salta
e a non aver pietà per la mia prima volta.

The Bomb in the Head

Translated by: Francesco Ciabattoni, Rachel Grasso, Zachary Penati Aguilar & Nikole Sanchez

…. I counted the ridges on stamps
I said “thank God” and “Merry Christmas”
I felt normal
At thirty years old
I wasn’t much older than them
But it doesn’t matter, now I’m going back to work.

They sang about the chaos of dreams
the ingrates of the French middle class
and they didn’t seem the type
to denounce men from the balcony
of a single may, of a single country

And I have a face used by common sense
I repeat “We don’t wish each other harm”
and I don’t feel normal
and I surprise myself again trying to measure up to them
but now it’s late, now I’m going back to work.

They risked being on the street, and for a man
it takes something to bear it
to get bloodied,
and it doesn’t have to mean risking,
but maybe not wanting to bear it any longer.

Who knows how it feels to set free
the trust in one’s own temptations,
to distance the intruders from our own emotions
to distance them in time before finding oneself alone
with the fear of not returning to work

Risking liberty street by street
forgetting the tracks that lead back home
I am worth it,
so I can meet people
without pretending to be innocent

I make myself repeat with them
and the farther their ideas go beyond the glass,
the more they leave me behind,
I don’t know the rules of the game to find the courage together;
without my fear, I don’t have much trust.

By now I am late for my friends
I have enough hatred to do it myself
using TNT to light up
anyone who has a face and shows the visage,
always pleasant, always more imprecise.

The explosion splits, cuts, and passes
through the guests of the masquerade ball
I invited myself
to take fingerprints
behind every mask, and not to show pity for my first time