I treni per Reggio Calabria

Giovanna Marini (1976)

Andavano col treno giù nel meridione
per fare una grande manifestazione
il ventidue d’ottobre del settantadue

in curva il treno che pareva un balcone
quei balconi con la coperta per la processione
il treno era coperto di bandiere rosse
slogans, cartelli e scritte a mano.

Da Roma Ostiense mille e duecento operai
vecchi, giovani e donne
con i bastoni e le bandiere arrotolati
portati tutti a mazzo sulle spalle.

Il treno parte e pare un incrociatore
tutti cantano bandiera rossa
dopo venti minuti che siamo in cammino
si ferma e non vuole più partire.

Si parla di una bomba sulla ferrovia
il treno torna alla stazione
tutti corrono coi megafoni in mano
richiamano “andiamo via Cassino.

Compagni da qui a Reggio è tutto un campo minato,
chi vuole si rimetta in cammino”
dopo un’ora quel treno che pareva un balcone
ha ripreso la sua processione.

Anche a Cassino la linea è saltata
siamo tutti attaccati al finestrino
Roma ostiense Cisterna Roma termini Cassino
adesso siamo a Roma Tiburtino.

Il treno di Bologna è saltato a Priverno
è una notte una notte d’inferno
i feriti tutti sono ripartiti
caricati sopra un altro treno.

Funzionari responsabili sindacalisti
sdraiati sulle reti dei bagagli
per scrutare meglio la massicciata
si sono tutti addormentati.

Dormono dormono profondamente
sopra le bombe non sentono più niente
l’importante adesso è di essere partiti
ma i giovani hanno gli occhi spalancati.

Vanno in giro tutti eccitati
mentre i vecchi sono stremati
dormono dormono profondamente
sopra le bombe non sentono più niente.

Famiglie intere a tre generazioni
son venute tutte insieme da Torino
vanno dai parenti fanno una dimostrazione
dal treno non è sceso nessuno.

La vecchia e la figlia alle rifiniture
il marito alla verniciatura
la figlia della figlia alle tappezzerie
stanno in viaggio ormai da più di venti ore.

Aspettano seduti sereni e contenti
sopra le bombe non gliene importa niente
aspettano che è tutta una vita
che stanno ad aspettare

per un certificato mattinate intere
anni e anni per due soldi di pensione
erano venti treni più forti del tritolo
guardare quelle facce bastava solo

con la notte le stelle e con la luna
i binari stanno luccicanti
mai guardati con tanta attenzione
e camminato sulle traversine

mai individuata una regione
dai sassi della massicciata
dalle chine di erba sulla vallata
dai buchi che fanno entrare il mare

piano piano a passo d’uomo
pareva che il treno si facesse portare
tirato per le briglie come un cavallo
tirato dal suo padrone.

A Napoli la galleria illuminata
bassa e sfasciata con la fermata
il treno che pareva un balcone
qualcuno vuol salire attenzione.

Non fate salire nessuno
può essere una provocazione
si sporgono coi megafoni in mano
e un piede sullo scalino

e gridano gridano quello che hanno in mente
solo comizi la gente sente
ora passa la notte e con la luce
la ferrovia è tutta popolata

contadini e pastori che l’hanno sorvegliata
col gregge sparpagliato
la Calabria ci passa sotto i piedi ci passa
dal tetto di una casa una signora grassa

fa le corna e alza una mano
e un gruppo di bambini
ci guardano passare
e fanno il saluto romano.

Ormai siamo a Reggio e la stazione
è tutta nera di gente
domani chiuso tutto in segno di lutto
ha detto Ciccio Franco a Sbarre.

E alla mattina c’era la paura
e il corteo non riusciva a partire
ma gli operai di Reggio sono andati in testa
e il corteo si è mosso improvvisamente

è partito a punta come un grosso serpente
con la testa corazzata
i cartelli schierati lateralmente
l’avevano tutto fasciato

volavano sassi e provocazioni
ma nessuno s’è neppure voltato
gli operai dell’Emilia-Romagna
guardavano con occhi stupiti

i metalmeccanici di Torino e Milano
puntavano in avanti tenendosi per mano
le voci rompevano il silenzio
e nelle pause si sentiva il mare

il silenzio di quelli fermi
che stavano a guardare
e ogni tanto dalle vie laterali
si vedevano sassi volare

e alla sera Reggio era trasformata
pareva una giornata di mercato
quanti abbracci e quanta commozione
il nord è arrivato nel meridione

e alla sera Reggio era trasformata
pareva una giornata di mercato
quanti abbracci e quanta commozione
gli operai hanno dato una dimostrazione.

The Trains to Reggio Calabria

Translated by: Mary Migliozzi

They were going down south by train
for a great demonstration
October 22 of ‘72[1]

Around the bend the train looked like a float
those floats with awnings in a parade
The train was covered with red flags
and handwritten slogans on placards

From Rome’s Ostiense station 1,200 workers
old and young, men and women
with sticks and rolled-up flags
slung over their shoulders

The train leaves looking like a warship
Everyone is singing “Bandiera rossa”[2]
but twenty minutes after we’d left
the train stops and won’t go on

There’s talk of a bomb on the tracks
the train goes back to the station
everyone’s running around with megaphones
shouting “We’ll go through Cassino

Comrades, it’s a minefield from here to Reggio
Let anyone who wants to take the risk go on”
After an hour that train that looked like a float
started its parade again

The track is blown at Cassino, too
We’re all glued to the windows
Rome Ostiense, Cisterna, Rome Termini, Cassino
Now we’re at Rome Tiburtino

The Bologna train is bombed at Priverno
It’s a hellish night
The wounded are loaded onto another train
and sent away

Union officials
lying on the mess of bags
the better to inspect the ballast
have all fallen asleep

They sleep, they sleep so soundly
over the bombs they don’t hear anything
They’re just glad we’ve left
but the young people have their eyes wide open

They’re running around in excitement
while the old are all exhausted
they sleep, they sleep so soundly
over the bombs they don’t hear anything

Whole families of three generations
have traveled together from Turin
they’re going to their relatives’ for the demonstration
no one’s left the train

The old woman and the daughter work in finishings
the husband in painting,
the daughter’s daughter in upholstery
They’ve been traveling for over twenty hours

They wait, sitting serene and happy
over the bombs; they don’t care at all
They’re used to waiting; they’ve been waiting
all their lives

Whole mornings for a certificate,
years and years for a tiny pension,
you only had to look at those faces to know
they were twenty trains stronger than the explosives

The tracks are shining
in the light of the stars and the moon
They’ve never been watched so closely,
each tie walked over

Never has anyone singled out each area
from the stones of the ballast
from the grassy slopes in the valley
from the holes where the sea comes through

Slowly, slowly, at walking pace
it looked like the train was being dragged
like a horse, pulled by the reins
by its master

At Naples a lighted tunnel
low and broken, with a stop
Look out, someone wants to get on
this train that looks like a float

Don’t let anyone on
It could be a provocation
They stick out with their megaphones in hand
and a foot on the platform step

And they shout, they shout what’s on their minds
all the people hear are speeches
Now the night passes and the railway
is crowded with light

Farmers and shepherds have watched it
with their flocks all scattered
Calabria is passing under us, passing under our feet.
From the roof of a house a fat woman

Raises her hand, making “le corna”[3]
and a group of kids
watches us pass by
and makes the Roman salute

By now we’re in Reggio and the station
is dark with the crowd of people
everything’s closed tomorrow as a sign of mourning
Ciccio Franco[4] said in Sbarre[5].

And in the morning there was fear
and the procession wouldn’t start
but the workers from Reggio went up to the front
and suddenly the procession moved

It started like a big snake
with an armored head
their placards turned on their sides
They’d covered everything

Stones and provocations were flying,
but no one even turned.
The workers from Emilia-Romagna
watched with amazement.

The metalworkers from Turin and Milan
moved forward holding hands
Voices broke the silence
and in the pauses you could hear the sea

the silence of those not marching
who stood watching
and every now and then a stone was seen
thrown from a side street

That evening Reggio was transformed
It was like market day
So many embraces and happy tears
The North has arrived in the South.

That evening Reggio was transformed
It was like market day
So many embraces and happy tears
The workers have given a demonstration.

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[1] The song is based on a real historical event.

[2] A folk song associated with Italian communist and socialist movements.

[3] A gesture in which the hand forms the shape of horns. When pointed down, the gesture is to bring about good luck. When pointed up and at someone, it is offensive.

[4] Francesco (Ciccio) Franco was a right-wing politician, member of the Movimento sociale italiano (MSI); he distributed pamphlets against the demonstration and was investigated for “acts of provocation and terrorism” in relation to these events.

[5] A neighborhood of Reggio Calabria, but likely also a play on the word for prison bars.